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Home Il Gruppo Folk Il vestiario tradizionale

Il vestiario tradizionale

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Il gruppo in MessicoNon è possibile fissare con esattezza l'origine e la diffusione del costume sardo: possiamo definirlo come il risultato delle diverse civiltà e culture (fenicia, punica, romana, greca, iberica ecc.) che approdate nell'isola lasciarono un'impronta decisa.

Confezionati in un esplosione policroma di tessuti, ricami, oro e argento, i costumi (soprattutto quelli femminili) espressione della classe sociale di appartenenza e del mutare dell'ambiente circostante, si presentano in una varietà stilistica più o meno accentuata.

L'origine del costume samughese, tra i più caratteristici della Sardegna, si perde nella notte dei tempi, sicché qualsiasi ipotesi a riguardo sembra non essere sostenuta ancora da solide basi. Tuttavia, la mancanza di una data certa non ha impedito che il costume si tramandasse fino ai giorni nostri, grazie alla popolazione che custodisce con grande amore i retaggi ed i cimeli preziosi dei loro avi. Recentemente ad opera di alcuni componenti del gruppo folk, sono state svolte delle indagini sul costume paesano ed in particola­re sul costume indossato dal gruppo folk. il motivo principale che ha portato a condurre una ricerca è stato il sospetto che sia al costume maschile che a quello femminile mancasse qualche elemento di notevole importanza.

 

Infatti, l'indagine ha permesso di stabilire che il costume della festa (indos­sato oggi per le varie manifestazioni folkloristiche) fosse dotato del cosìdetto "cippone de iskallatu" o "cippone de broccau", il giubbino. La scomparsa di questo elemento del costume, diversamente da quello della vedova e della sposa, è dovuta probabilmente sia ad un cambiamento della comune mentalità paesana divenuta più permissiva nei confronti dell'abbigliamento femminile, sia all'assenza di feste invernali di svago e divertimento. Quindi si suppone che oltre alla gonnella in orbace (kinta), ampiamente decorata con ricami di fili di seta, al corpetto (kropittu) e a quattro fazzoletti (munkadore de ligare, munkadore de moda, munkcadore de orrosas e mantighedda), si utilizzasse per dare maggior decoro e completezza al costume femminile su cippone de iskrallatu o su cippone de broccau. Il copricapo unico nel suo genere in Sardegna merita una nota a parte. Oggi è costituito da quattro fazzoletti ma pare che anticamente arrivassero fino a sette e questi fossero composti sul capo diversamente dal modo attuale. Infatti la disposizione consisteva nell'avvolgere due o tre fazzoletti sotto il mento disponendo su munkadore de moda non direttamente al di sopra de su mantigheddu ma nell'avvolgerlo al di sotto del mento e nel fissarlo al di sopra o al di sotto de su mantigheddu. Una tale disposizione dei fazzoletti (sa liadura) veniva a contornare completamente il volto della donna, lasciando in evidenza pochi tratti del viso.

Nell'analisi del costume maschile il contrasto tra la stoffa poco pregiata del margine inferiore del corpetto (su kosso), con la ricchezza e la bellezza del resto di questo, ha fatto supporre che su kosso si indossasse al di fuori del gonnellino nero (sa braga niedda in orbace nero).

Dalle notizie ricavate attraverso i ricordi degli anziani e sulla base del materiale fotografico risalente ai primi del '900, è stato possibile appurare che su kosso veniva infilato all'interno de sa braga niedda e racchiuso dal classico cinturone in pelle ricamata. L'utilizzo odierno de su kosso, si deve molto probabilmente al fatto che, come per il costume femminile, quello maschile andasse assumendo un aspetto più disinvolto e semplice, dovuto forse anche all'avvento del costume di velluto.

Il costume maschile indossato attualmente nelle manifestazioni folkloristiche è quello della festa e si compone dei seguenti indumenti: sa berrita (il berretto), su cosso (il corpetto), sa braga bianca e sa braga niedda (il gonnellino in orbace nero), sa kamisa (la camicia), is kartzas (i gambali) in orbace nero stretti da fiocchi blu.

 

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Immagine casuale

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